Dalla commedia al teatro d'autore, i mille volti di Serena Autieri

L'attrice è in scena al Teatro delle Arti di Salerno con la tourneè de “La menzogna” di Florian Zeller con la regia di Pietro Maccarinelli.

Serena Autieri

Serena Autieri

GdS 4 marzo 2019

di Stefano Pignataro 
Oltre alla indiscutibile bellezza, Serena Autieri possiede il prezioso dono della versatilità che le consente di spaziare dalla commedia popolare al teatro impegnato. Di lei afferma: “Preferisco essere serena Perché è lo stato d'animo in cui ti accorgi di tutto quello che vivi: adrenalina, ansia, intimità, piacere, dolore. La felicità dura poco e stordisce. Io voglio vivermi tutto fino in fondo”.


Ed è proprio così: in quasi tutti i campi della settima arte Serena Autieri mette se stessa, la sua contagiosa energia e la sua raffinata napoletanità. Insieme a Paolo Calabresi, l’attrice che interpretrò Tina Livanos nella miniserie di Giorgio Capitani “Callas e Onassis” è in scena al Teatro delle Arti di Salerno con la tourneè de “La menzogna” di Florian Zeller con la regia di Pietro Maccarinelli. “La menzogna” e’ il quarto spettacolo degli otto che formano la stagione teatrale 2018/2019 firmata e diretta da Claudio Tortora.


In questo testo Lei ed il Suo collega Paolo Calabresi vi siete trovati ad affrontare un testo molto complesso, psicologicamente variegato, quasi pirandelliano, direi. Due protagonisti alle prese con mezze verità ed una menzogna. In che chiave il lettore può leggere questo lavoro?


Un testo molto denso, costituito da molte varianti degli impulsi e dei desideri umani. Ogni personaggio vive in una sorta di maschera di diversa identità a seconda di quello che vuole che l’altro dica di lui. Una commedia che denuncia molti comportamenti umani tra cui l’ipocrisia e la falsa morale che circonda molti ambienti. Comportamenti con cui siamo soliti scontrarci in società.


Oltre che a dar prova di bravura nel teatro impegnato, ha lavorato molto nella commedia di costume recitando con i pionieri del cinema comico italiano, tra cui Neri Parenti e Carlo Vanzina, il primo che quest’anno festeggia quarant’anni di carriera, il secondo è prematuramente scomparso nel luglio scorso. Che differenza di tecnica cinematografica riscontra tra i due cineasti?


-Entrambi sono grandi maestri del cinema con due generi e modi diversi di fare cinema. Hanno omaggiato la commedia all’italiana egregiamente ma con stili differenti. Parenti ha continuato a dar vita alla maschera di Fracchia e Fantozzi dunque il suo impegno è stato maggiore per perseguire quel filone di quel personaggio, impegno che ha continuato ad avere anche nelle sue successive produzioni. Carlo Vanzina è figlio diretto della grande tradizione cinematografica italiana. Dal padre Steno ha ereditato un’importante scuola.


Lei è molto attiva anche nel doppiaggio. Sua è la voce della Principessa Elsa protagonista di “Frozen-Il regno di Ghiaccio”, film prodotto dalla Disney che riscontrò un notevole successo in tutto il Mondo sia di pubblico che di critica. Come vede Serena Autieri il mondo del doppiaggio italiano?


La scuola di doppiaggio italiana è una delle più illustri del mondo, un’autentica scuola di pensiero. Sono onorata di appartenerci come sono onorata anche di essere stata confermata dalla Disney per “Frozen 2”. All’estero gli spettatori sono abituati maggiormente a guardare i film in lingua originale. Elsa è un personaggio che da subito mi ha entusiasmato.


Quali sono i modelli televisivi, teatrali e cinematografici di Serena Autieri?


Ne sono vari. Un mio maestro in televisione è stato ed è senza alcun dubbio Pippo Baudo. Nel teatro non posso non ricordare l’immenso Giorgio Albertazzi ma anche Pietro Garinei del quale ho interpretato a teatro diversi lavori, da “Rugantino” a “Vacanze romane”.E’ inoltre un piacere interpretare un testo teatrale con la regia del Maestro Pietro Maccarinelli. Mi preme anche ricordare, per quanto concerne la musica, il Maestro Armando Trovajoli