Paola Cortellesi torna al cinema: "La Befana insegna ai bambini la parità"

In uscita il 27 dicembre, il film è diretto da Michele Soavi, con la sceneggiatura di Nicola Guaglianone, e ha Stefano Fresi nel ruolo di un personaggio che ritiene di avere un antico conto in sospeso con la maestra-befana e la rapisce

Paola Cortellesi

Paola Cortellesi

GdS 19 dicembre 2018

di Stefano Miliani


Nelle sue tante immedesimazioni cinematografiche e televisive, Paola Cortellesi si trasforma in maestra di giorno e Befana di notte in La befana vien di notte. In uscita il 27dicembre, il film è diretto da Michele Soavi, con la sceneggiatura di Nicola Guaglianone, e ha Stefano Fresi nel ruolo di un personaggio che ritiene di avere un antico conto in sospeso con la maestra-befana e la rapisce. Hanno prodotto il lungometraggio Rai Cinema e Lucky Red che lo distribuisce con Universal Pictures. È doveroso avvertire che nellʼintervista telefonica lʼattrice con un talento da show-girl (ne dette prova nel varietà Laura & Paola insieme a Laura Pausini) erompe talvolta in risate contagiose oppure assume quel suo tono tra il birichino e lʼironico che rendono arduo, per il cronista, il compito di restare serio senza ridere o distrarsi.


Nel film è una maestra e una befana?


Sì è così. È un fantasy, è la leggenda della befana. Sono la befana che conosciamo tutti, quella dei regali:  vola sulla scopa, ha le scarpe rotte, lo fa volentieri, però è un poʼ stanca, è condannata a questo ruolo da 500 anni perché in quanto strega, buona, è immortale. Di giorno fa la maestra. È un film di genere per bambini molto buffo.


Lei sembra molto adatta a ruoli per bambini.


In un film è la prima volta. Finora ho fatto solo audiolibri e doppiaggi di cartoni animati. Questa storia mi piaceva e in Italia non facciamo molto fantasy. Se ero maschio facevo Babbo Natale che si prende un poʼ tutte le glorie, è più privilegiato, va in giro con le renne, è testimonial di una bibita famosa ... Infatti a questa Befana lui sta un poʼ sul groppone, lei rosica. Poi il cattivo, Stefano Fresi, la rapirà, gli alunni scopriranno chi è la maestra e correranno in suo aiuto. È una storia di formazione per i bambini, sono i veri protagonisti. Con tutte le tipologie: cʼè il bullo, quello che non si integra ...  Il percorso passa anche seguendo gli insegnamenti della maestra, soprattutto a stare uniti e in squadra.


Alla "Tv delle ragazze - Gli stati generali" su Rai3 è da poco apparsa come Eva nel Paradiso terrestre: alla fine morde la mela anche se le donne partoriranno con dolore?


Eva è annoiata perciò sì, morde la mela, tanto cʼè lʼepidurale.


Lo show originale è del 1988. Servivano altri trenta anni per una trasmissione di satira, molto divertente e azzeccata, di sole ragazze?


Evidentemente sì. Grazie a quel programma, che ammiravo, considerai lʼipotesi di fare questo mestiere.


Il fatto che fossero tutte donne avrà influenzato in modo negativo? Da spettatore viene da pensarlo.


Da spettatore pensa giustamente, chi ha deciso i palinsesti avrà avuto più dubbi. Spesso mi dicono che la comicità al femminile è rara. Non è vero. Anche per questo la proposta di Serena è stata, ed è oggi con nuovi testi, straordinaria. Anche al cinema e alla tv i ruoli femminili comici sono storicamente di meno, è una scelta precisa. Invece di uno spettacolo dovrebbe contare solo se è valido, la qualità, non se è di un uomo o di una donna.


Torniamo al cinema: "Come un gatto in tangenziale" con Antonio Albanese e lei ha avuto un successo sorprendente. Come ve lo spiegate?


In effetti lʼexploit ha sorpreso anche tutti noi che abbiamo fatto il film, e intendo anche il regista, gli sceneggiatori... Lo hanno definito una commedia sociale. È come le commedie che piacciono a me: parlava di un argomento serissimo, di una distanza sociale purtroppo incolmabile, di una diffidenza tra due mondi opposti, della possibilità di dialogo per scoprire qualcosa di buono sia per il personaggio di Albanese, che fa un mestiere utile e lavora per gli altri ma non ha mai messo piede nella periferia, sia per il mio, una donna in una situazione svantaggiata che non crede nelle sue capacità, disillusa. Credo che il film sia andato così bene perché, con il veicolo dellʼumorismo, aiuta ad affrontare argomenti drammatici. Mi viene da pensare alla commedia allʼitaliana.


Quali titoli della commedia allʼitaliana le sono piaciuti di più?


Cʼeravamo tanto amati, i capolavori di Ettore Scola dove si sorride e raccontano lʼItalia con una amarezza incredibile. Direi tutto Monicelli, Risi, Comencini. Nello Scopone scientifico sorridi con Alberto Sordi, però è anche triste. Questi registi hanno fatto film perfetti, la commedia allʼitaliana ha raccontato una realtà.


A proposito di realtà: la violenza sulle donne resta troppo diffusa.


Abbiamo un grosso problema culturale quindi ci vorranno anni per cambiare. Penso si debba partire dai bambini, e parlo anche delle bambine. È un problema legato anche al linguaggio, al non rispetto di genere. Bisognerebbe affrontarlo dalla prima infanzia. Come è stato chiesto in occasione dei David di Donatello al presidente Sergio Mattarella, i bambini andrebbero educati già in età prescolare al rispetto di genere: crescerebbero con comportamenti e convinzioni molto diverse.