Al 36° Torino Film Festival 'Drive Me Home', storia d'amore e d'amicizia maschile

Esordio alla regia di Simone Catania, con Vinicio Marchioni e Marco D'Amore che interpretano due amici in viaggio per l'Europa

Marco D'Amore e Vinicio Marchioni

Marco D'Amore e Vinicio Marchioni

GdS 28 novembre 2018

In cartellone al 36° Torino Film Festival c'è Drive Me Home, esordio alla regia di Simone Catania ad aprile 2019 nelle sale. Si tratta di "una storia d'amore maschile e amicale", come la descive il co-protagonista Vinicio Marchioni insieme a Marco D'Amore. Nel film, i migliori amici Antonio (Marchioni) e Agostino (D'Amore, irriconoscibile con lunghi capelli biondi) crescono insieme in un piccolo paesino siciliano incastrato tra le montagne, sognando una vita diversa, altrove: trentenni, entrambi all'estero, si ritrovano, percorrendo mezza Europa e ripercorrendo l'intera vita a bordo di un tir.


Leitmotiv lo sradicamento e la ricerca dell'identità perduta, 'Drive me home' per D'Amore è ''un viaggio nel viaggio, un'entità biografica. In sceneggiatura i profili erano precisi, io sono partito dalla solitudine che governa questi due uomini, ragazzi distanti da casa. Abbiamo fatto un percorso a ritroso, io e Vinicio ci siamo ritrovati bambini, per rintracciare il sentimento più importante che ha sconvolto quelle amicizie''. Gli fa eco Marchioni, ''il mio ruolo da subito mi sembrava non esistesse senza l'altra parte, senza Agostino: il nostro è un viaggio metaforico in vuoto che entrambi hanno dentro, e la cosa meravigliosa è stata la scintillanza di Simone Catania''.


Girato in cinque settimane tra Belgio, Germania, Trentino, Torino e Sicilia ''con pochi soldi'', la casa del titolo, dice Catania, ''è prima quella abbandonata in Sicilia e poi il tir, sopra tutto la casa che entrambi troveranno nell'amicizia, nella nuova famiglia che compongono''. Lodando ''l'ossessività e la maniacalità che Catania ti tira addosso nella costruzione dei personaggi'', D'Amore del suo camionista gay ripercorre la genesi: ''Non è stato solo un gioco estetico, la mia trasformazione, bensì una necessità connaturata al personaggio: Agostino si fa biondo, si fa le meche, impara il tedesco, ovvero prova a essere diverso dal mondo da cui proviene. E sì, le maschere come questa parrucca aiutano l'attore a divertirsi''.


Conclude Catania, che confermando la volontà di rendere D'Amore irriconoscibile, precisa di aver voluto ''evitare la storia d'amore fisica tra i due: l'innamoramento da parte di Agostino in età adolescente ci sarà pure stato, ma l'ho trasformato in amore platonico''.