Morto Pierre Milza, storico del fascismo e orgoglioso delle sue radici italiane

Aveva 85 anni. Era figlio di un immigrato italiano e di una operaia. Dopo la morte del padre, grazie ad una zia, si innamorò dell'Italia, scrivendo molti libri apprezzati dalla comunità degli storici

Pierre Milza

Pierre Milza

GdS 2 marzo 2018

Pierre Milza, considerato uno dei massimi studiosi del fascismo e, più in generale, dell'Italia del XIX/mo e XX/mo secolo, famoso tra l'altro per i suoi libri scritti insieme a Serge Berstein, è morto all'età di 85 anni, a Saint-Malo.
Nato 16 Aprile 1932 a Parigi, figlio di un immigrato italiano, veterano della prima guerra mondiale,  e di una operaia francese, ha costruito un lavoro storico originale e fecondo, famoso su entrambi i lati delle Alpi. L'autore di ''Voyage en Ritalie'' (edizioni Plon, 1993), monumentale storia dell'immigrazione italiana in Francia, si è sempre detto orgoglioso di appartenere alla grande famiglia di francesi famosi di origini italiane, come Yves Montand, Coluche, François Cavanna e Michel Platini.


Dopo la morte del padre, nel 1943, fu accolto da una zia che abitava a San Remo, scoprendo le sue radici italiane. Imparò l'italiano in un batter d'occhio e spessissimo sarà in Italia per continuare le sue ricerche storiche egli archivi di Roma, insegnando nelle università di Parma e Firenze.
Nel 1953 ebbe il suo primo incarico da insegnante, con una classe di oltre cinquanta alunni, in una scuola elementare nel 16 ° arrondissement di Parigi. Un battesimo di fuoco nel mondo della scuola che non dimenticherà mai. 
Dopo i libri sulla emigrazione italiana e sul fascismo, scrisse una Storia d’Italia (pubblicata in Italia da Corbaccio) che cominciava all’epoca degli Etruschi, arrivava ai nostri giorni. Per chiuderla usò una citazione di Jules Michelet: «È nel mezzo delle sofferenze, dei suoi complotti e delle sue rivoluzioni che l’Italia ha offerto al mondo la quintessenza della sua civiltà».
Dopo la Storia d’Italia, scrisse biografie di quattro personaggi italiani: Garibaldi, Mussolini, Verdi, Pio XII, rivolgendo poi la sua attenzioe a quelle di Voltaire e Napoleone III. Scrisse anche una storica del conflittofranco-prussiano del 1870.
''Il tema del fascismo nei suoi studi - ha scritto di lui Sergio Romano - è ricorrente, quasi ossessivo. Il figlio di immigrati (il padre era antifascista) voleva esplorarne le radici, comprendere le ragioni del consenso di cui il regime aveva goduto soprattutto negli anni Trenta''.