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200 anni di Frankenstein: dal pacemaker ai trapianti, la scienza ispirata dal romanzo

Il racconto horror di Mary Shelley ha ispirato, oltre al cinema e alla letteratura, anche molti scienziati che hanno trovato nuove idee nella storia del 'moderno Prometeo'

200 anni di Frankenstein: dal pacemaker ai trapianti, la scienza ispirata dal romanzo
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28 Gennaio 2018 - 17.03


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‘Frankestein, o il moderno Prometeo’, romanzo horror di Mary Shelley tra i più famosi della storia, compie oggi 200 anni, e se tutti sono d’accordo nel dire che il mostro resuscitato del libro (e poi del film del 1931 di James Whale) è un’icona intramontabile che ha ispirato innumerevoli autori nel corso del tempo, è giusto ricordare quanto il mostro della Shelley abbia ispirato la medicina moderna.

La stessa idea di Frankestein nasce da un reale esperimento scientifico compiuto da un italiano, Giovanni Aldini, un fisico che cercò, ovviamente fallendo, di resuscitare delle teste di carcerati condannati a morte tramite scariche elettriche. L’idea, fallimentare per la scienza, fu la scintilla da cui nacque la storia di Viktor Frankestein, geniale scienziato che proprio grazie alla potenza dell’elettricità restituì la vita a un cadavere, per poi perderne il controllo.

Nel corso dei secoli, sono molti gli scienziati che hanno trovato ispirazione nell’opera di Shelley: James Blundell, il primo medico a compiere una trasfusione di sangue, scrisse in un articolo pubblicato nel 1828 (10 anni dopo la pubblicazione del romanzo): “Abbiamo imitato molte azioni della natura, potremmo sperare un giorno di imitare anche questa? E qui mi astengo dal continuare, preoccupato che entri nella vostra testa l’idea che io voglia rendere reale la stravagante opera e portare Frankenstein dal palco alla realtà”.

E ancora, Earl Bakken, ideatore del pacemaker, ha sempre dichiarato che la prima ispirazione per la sua geniale invenzione fu proprio la visione del film con Boris Karloff.

Pur senza arrivare a replicare quanto descritto nel romanzo, ormai siamo in grado di ricreare quasi del tutto un “mostro moderno”. Dal primo organo trapiantato, il rene nel 1950, sono stati fatti passi da gigante, e ormai oltre agli organi si possono innestare tessuti come pelle o cartilagini, e ci sono esempi di successo di trapianto di faccia e persino di peni. Mancherebbe solo la testa, anche se alcuni scienziati, fra cui il neurochirurgo italiano Sergio Canavero affermano sia tecnicamente possibile.

All’orizzonte ci sono anche i primi organi artificiali, forse addirittura stampati in 3D, e arti meccanici sempre più realistici e connessi al cervello, che in futuro potrebbero addirittura “decidere da soli” che movimenti fare per ottimizzare le prestazioni. Gli esperimenti sulla clonazione, l’ultimo dei quali di pochi giorni fa su scimmie, fanno invece intravvedere un’ipotesi che avrebbe sicuramente ispirato Mary Shelley.

“Modificare gli esseri umani diventerà sempre più facile man mano che aumentano le scoperte su come i geni influenzano i tratti fisiologici – scrive Science -. Un giorno una creatura potrebbe essere cresciuta direttamente in un utero artificiale, con le malattie eliminate con l’editing genetico e le caratteristiche fisiche predeterminate. Gli scienziati ammoniscono che una serie infinita di cose potrebbe andare male durante la procedura, che potrebbe dare luogo a qualcosa di mostruoso. Proprio come successo con Frankenstein”.

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