Ridley Scott, il Marziano

Tutto quello che c'è da sapere sull’ultimo film di Ridley Scott, ‘The Martian’, in italiano ‘Sopravvissuto’. 130 minuti di tentativi di Matt Damon di non morire [Ivo Mej]

Ivo Mej

Ivo Mej

GdS 1 ottobre 2015
[b]di Ivo Mej[/b]



“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. L’ineffabile buonanima Giulio Andreotti ripeteva spesso questa frase, ormai passata alla storia. Qualunque cosa oggi è affetta da sospetti di dietrologia che ne inficiano la trasparenza e la validità.

Purtroppo, a non fare eccezione questa volta è anche l’ultimo film di Ridley Scott, ‘The Martian’, in italiano ‘Sopravvissuto’, ben 130 minuti di tentativi di Matt Damon di non schiattare, una volta abbandonato sul pianeta rosso dal suo equipaggio.

Eh sì, perché è quanto meno curioso che un film del genere, autentico peana alla Nasa, arrivi nelle sale - guarda caso - proprio nei medesimi giorni in cui la stessa Nasa annuncia di avere scoperto l’acqua salata su Marte. O, meglio, è curioso il contrario, cioè che l’Ente spaziale americano che vive di soldi pubblici (e molti) si affretti a diffondere una notizia così importante proprio a ridosso dell’uscita di un film che parla di lei e dei suoi futuribili successi.



Parliamo di soldi allora: dopo gli anni bui dei tagli, la Nasa sta incrementando i suoi budget al ritmo di 500 milioni di dollari l’anno. Per il 2016 sono stati stanziati ben 18 miliardi e 529 milioni di dollari provenienti dalle tasche dei contribuenti USA e nel 2018 oltre 19 miliardi arriveranno al quartier generale di Washington per mantenere gli attuali impegni di ricerca come il James Webb telescope, ma anche per consolidare i nuovi vettori Orion. Soprattutto - parola di Charles Bolden, AD della Nasa - per portare l’uomo su Marte entro il 2030.

Eccoci qui. L’uomo su Marte e una valanga di miliardi pubblici. Il sospetto che qualche centinaio di milioni siano stati utilizzati per una gigantesca campagna di comunicazione può venire. Una campagna che prevede naturalmente anche il coinvolgimento di un mostro sacro della fantascienza cinematografica come Ridley Scott. Chi meglio dell’autore di Blade Runner e della saga di Alien poteva prestarsi al soffietto planetario per l’Ente spaziale americano?



I precedenti ci sono tutti. Non sono certo un mistero i continui contatti e le consulenze incrociate tra la Nasa e un altro maestro del cinema, Stanley Kubrick. Anche lui inglese, come Scott, anche lui maestro di fantascienza con ‘2001, Odissea nello spazio’. E come dimenticare le dicerie più che fondate sulla creazione in studio della conquista della Luna, proprio con la regia di Kubrick? Gli interessati a questo argomento potranno approfondire con il documentario Room 237.



Tornando a ‘The Martian’, basterebbe definirlo un ibrido tra ‘Castaway’ e ‘Apollo 13’. Niente di nuovo sotto il sole, seppur marziano. Solo una infinita, tediosa, scientifica sequela di problemi di sopravvivenza in ambiente ostile risolti con la competenza e la pazienza di un botanico prestato all’astronautica. Che poi, alla fine si salva e si può tranquillamente scrivere, perché la sua salvezza è letteralmente ‘telefonata’ dalla Terra a Marte e ritorno nei primi venti minuti di film. Del resto, se questo fa parte di un complesso e costoso piano di marketing della Nasa, vi pare che avrebbero fatto morire il protagonista, emblema dell’ingegno, del coraggio e - diciamolo - della tigna made in USA?



Discettare della bravura degli attori qui sarebbe risibile, come anche della capacità di messa in scena del grande Ridley Scott. Sono bastati il deserto rosso del Uadi Rum in Giordania, gli studios Korda di Budapest (i più grandi del mondo) e tanti effetti speciali computerizzati.
Punto di forza sul quale è stata tirata in ballo persino Samantha ‘prezzemolo’ Cristoforetti sarebbe la assoluta aderenza alla verità scientifica di tutte le soluzioni prospettate nel film, ma certo si fa fatica ad immaginare davvero un razzo che parte scappellato da Marte per riportare verso casa lo sfigatissimo Damon. L’apoteosi dell’inverosimile, nel finale, nel quale Damon, in un’orbita troppo bassa per intercettare i suoi salvatori, si buca un guanto per usare la spinta dell’aria della
tuta come propellente: un’azione degna di James Bond, Operazione Moonraker.
Per non dimenticare che il bel Matt è pur sempre Jason Bourne. In questo caso: ’The Bourne Recovery’.