Kirk Douglas, 100 candeline da divo

Da Ulisse a Spartacus, da Orizzonti di gloria a Sfida all’Ok Corral, la storia del figlio dello straccivendolo diventato un divo internazionale

GdS 9 dicembre 2016
[b]di Francesco Troncarelli[/b]

Sarà una party coi fiocchi quello organizzata per il grande vecchio di Hollywood che compie gli anni. Nella sua villa di Beverly Hills infatti, si ritroveranno duecento amici invitati dai figli con in testa il primogenito Michael e la consorte Catherina Zeta Jones, dai nipoti e soprattutto dalla seconda moglie Anne Buydens, che sta con lui da una vita, nel corso della quale gli ha perdonato tutto, eccessi, amanti, alcol.


Il suo compleanno però al di là della festa privata, sarà comunque pubblico. Kirk Douglas che compie 100 anni è una notizia nella notizia, e non potrebbe essere diversamente, innanzitutto per la considerevole età raggiunta dall’attore, ma anche perché lui è stato uno di quegli artisti che hanno fatto grande Hollywood.

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Sono stati personaggi come Douglas, il divo con la fossetta nel mento e gli occhi di ghiaccio, che hanno contribuito a rendere mitici gli studios del quartiere di Los Angeles, facendoli diventare la Mecca del cinema, quello che faceva sognare senza effetti speciali ma con artisti come lui e le altre star degli anni d’oro del cinema americano.


Figlio di una coppia di emigrati russi, cresciuto in un ghetto di New York col vero nome di Issur Danielovitch Demsky, l’aitante Kirk ha sempre trovato nelle sue radici poverissime, la forza per farsi avanti nella vita, con la stessa genuinità e al tempo stesso aggressività che sono stati poi il filo conduttore dei suoi ruoli più famosi.


Non ha caso lui stesso ha dichiarato più volte nelle interviste, di aver costruito “una carriera interpretando sullo schermo degli autentici bastardi'', personaggi cinici, da duro insomma a cui riusciva a dare comunque un’anima ed una intensità proverbiale e che colpivano e affascinavano il pubblico.


Dopo il debutto nel 1946 col film 'Lo Strano Amore di Marta Ivers', Kirk Douglas inizia una lunga carriera in cui ha interpretato un centinaio di pellicole, sette delle quali al fianco di Burt Lancaster col quale stringerà una grande e duratura amicizia e una coppia molto affiatata sul set: un titolo su tutti “Sfida all’Ok Corral”, western classico dal successo internazionale, dove Douglas era Doc Holliday e Lancaster lo sceriffo Wyatt Earp, personaggi realmente esistiti e leggendari.

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La prima candidatura all'Oscar con uno dei suoi 'bastardi', la ottiene interpretando l’infido pugile Midge Kelly de 'Il Grande Campione', ma sarà grazie a Billy Wilder che lo chiama per interpretare il ruolo di un giornalista senza scrupoli in “L’asso nella manica” nel ’51, che il rosso Kirk arriverà al successo definitivo.


Da quel momento sarà tutto un susseguirsi di film e di successi, “Ulisse” del nostro Mario Camerini, “Il grande cielo”, “I vichinghi”, “20mila leghe sotto i mari”, “Brama di vivere”, alcuni dei titoli di film dal notevole successo commerciale, che lo imposero presso il grande pubblico.


A metà degli anni '50 era già una potenza a Hollywood, diventando anche produttore. Fu lui a volere nel 1957 il regista Stanley Kubrick, all'epoca sconosciuto, al timone della celebre pellicola antimilitarista entrata nella storia del cinema “Orizzonti di Gloria”. Tre anni dopo i due tornarono a lavorare insieme in 'Spartacus', classica pellicola peplum di moda a quei tempi (1960), dove l'attore interpretava il famoso gladiatore ribelle in un cast stellare che aveva fra gli altri nomi come quelli di Laurence Olivier, Charles Laughton e Tony Curtis. Verranno poi film come “7 giorni a maggio”, “Gli eroi di Telemark”, “Parigi brucia?” e “Uomini e cobra”, per citare alcuni dei più noti, a consolidare la sua grande popolarità e il suo fascino da divo internazionale


Scrittore di libri (la sua autobiografia è dell’anno scorso) e di poesie molto apprezzati, Premio Oscar più anziano vivente, “The ragman’s son” il figlio dello straccivendolo che ha fatto fortuna non ha mai perso il suo senso dell'umorismo. In un articolo scritto qualche tempo fa infatti, si presentava così: ''Mi chiamo Kirk Douglas. Forse avete sentito parlare di me. Ero una stella del cinema. Sono il padre di Michael Douglas ed il suocero di Catherine Zeta-Jones. Mi sembra un miracolo essere arrivato a questo traguardo: sono sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale, ad un incidente di elicottero, un infarto e ad una operazione per sostituire le due ginocchia''.


Ed eccolo qua il “gladiatore ribelle” che ha vissuto l'era d'oro di Hollywood e ha passato una vita sotto i riflettori, è arrivato con tanti acciacchi alla bella età di 100 anni e ora si gode la sua longevità. "So che ci sarà un evento a sorpresa per me – ha detto alla vigilia dell’evento-, ma il mio unico lavoro è riposarmi e godermelo".


E per sottolineare questo suo modo di vivere con serenità la sua condizione di neocentenario, ha ribadito che di regali non ne vuole sapere. Semmai, come sempre nel giorno del suo compleanno, li farà lui. Nel 2015 ha donato infatti 15 milioni di dollari ad una clinica di Los Angeles per ex attori e lavoratori di Hollywood colpiti dal morbo di Alzheimer e nel corso della sua vita ha finanziato con decine e decine di milioni di dollari, centri di assistenza per gli homeless e parchi per bambini.


E’ passato insomma dal ruolo di bastardo che piace a quello di benefattore da applausi a scena aperta senza soluzione di continuità, rimanendo in ogni caso un grande. Buon compleanno Kirk, cento anni da divo e non sentirli.

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