Addio a Virna Lisi: il sorriso del cinema italiano

Dai film brillanti e d’autore alle fiction televisive, un’attrice completa e dal grande fascino. Quel Carosello che la rese celebre.[Francesco Troncarelli]

Francesco Troncarelli

Francesco Troncarelli

GdS 18 dicembre 2014

[b]di Francesco Troncarelli[/b]



Affascinante, raffinata, riservata, donna di grande classe, Virna Lisi è stata una delle attrici più amate e apprezzate del nostro cinema. Una figura importante nel modo dello spettacolo, non solo per i tanti riconoscimenti ottenuti per le sue interpretazioni (Nastri d’Argento e David di Donatello), ma anche per essere stata una delle poche a dimostrare che oltre alla bellezza, in lei c’era anche del talento, tanto, unito ad un rigore professionale unico.



Se è vero come è vero che fu propria la sua bellezza ad aprirle le porte del cinema facendole muovere i primi passi in commedie di genere, semplici e popolari è anche vero che con il passare degli anni, riuscì a calarsi in personaggi di spessore che avrebbero evidenziato le sue doti recitative.



Ecco perché la sua carriera è stata lunga e corredata di tanti successi, nel cinema come nella televisione dove dagli sceneggiati storici come “Orgoglio e pregiudizio” e “Il Caso Maurizius” era poi passata a più recenti fiction molto seguite come “Le ali della vita”, “Caterina e le sue figlie”, “Onore e rispetto” e “Madre Aiutami” dove era la combattiva Suor Germana.



Ma il cinema era la sua casa, il punto di riferimento di una vita dedicata al pubblico che in lei apprezzava la solarità, la bravura e il non essere diva da copertina, ma solo brava attrice. Dagli esordi nelle tipiche pellicole “strappalacrime” degli anni Cinquanta, alle commedie con Sordi (Lo Scapolo) e il principe De Curtis (Totò, Peppino e le fanatiche), ai film brillanti e graffianti di Dino Risi (Le bambole), di Monicelli (Casanova 70), di Quine a Hollywood (Come uccidere vostra moglie), Nanny Loy (Made in Italy) e Pietro Germi (Signore e signori), per citarne solo alcuni.



Poi, quando la sua figura divenne meno centrale per il nostro cinema, l’intelligenza di cambiare passo con il cinema d’autore. Come dire la Cavani con “Al di là del bene e del male”, Comencini con “Buon Natale, buon anno”, Lattuada con “La Cicala” e Patrice Chereau con “La regina Margot”, titoli significativi di una maturità artistica e di livello, raggiunta senza affanno alcuno fra i quali si può anche inserire il meno sofisticato e impegnato ma comunque apprezzabile “Sapore di mare” dei Vanzina, capostipite intelligente di una saga nazionalpopolare.



Adesso che Virna Lisi non c’è più, in attesa di vederla ancora sul piccolo schermo nella miniserie “E’ la mia famiglia” in programmazione per l’anno prossimo, ci piace ricordarla con il suo irresistibile sorriso che fece breccia nel pubblico e in tanti suoi colleghi a cui però rimase solo di rimirarlo. Quel sorriso “smagliante” che le diede una enorme popolarità agli inizi della carriera grazie ad uno dei Caroselli che hanno fatto la storia della televisione e del costume, uno dei tanti spot che allora in tre minuti raccontavano storie divertenti per lanciare un prodotto, interpretati da volti noti o in ascesa.



La giovane e bella (aveva 22 anni) Virna Pieralisi, questo il suo vero nome infatti, venne scelta per reclamizzare il dentifricio Chlorodont e divenne così una dei protagonisti di queste celebri pubblicità di Carosello, scenette semplici per un’Italia in bianco e nero che sognava a colori e si avviava al boom economico. Lei era “la bocca della verità”, e ne diceva di tutti i colori combinando spesso guai e alla sua domanda stupita “ho detto qualcosa che non va?”, la risposta divenuta subito tormentone arrivato sino ai giorni nostri (vedi scambio di battute fra D’Alema a Renzi) era: “con quella bocca può dire ciò che vuole. Indimenticabile Virna…