Isabella Ragonese: dieci anni di donne italiane

L’attrice festeggia i suoi primi dieci anni di carriera come protagonista del nuovo film di Daniele Vicari prodotto da Fandango e in uscita da Koch Media nel 2017

Isabella Ragonese: dieci anni di donne italiane
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18 Ottobre 2016 - 09.20


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di Marco Spagnoli

Sono le donne le protagoniste di Sole Cuore Amore, il nuovo film di Daniele Vicari, il primo dopo l’importantissimo Diaz. Un’opera toccante presentata in anteprima al Festival di Roma e distribuita da Koch Media nel 2017, che vuole essere un omaggio al talento femminile per la felicità e la sopravvivenza dando vita a due straordinari personaggi che vivono una sopra l’altra a Pomezia in provincia di Roma.

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Figure di grande umanità e fascino portate sullo schermo da Isabella Ragonese e Eva Greco al fianco di Francesco Montanari che rappresentano un po’ il senso della nostra modernità “Daniele ha subito pensato a me per questo ruolo di donna: forse perché ho la stessa energia del mio personaggio, forse, perché ha visto in me un ottimismo simile a quello della protagonista.” Osserva Isabella Ragonese che quest’anno festeggia i primi dieci anni della sua carriera: “E’ un film che chi lo ha interpretato lo ha capito individuando pezzi di vita e di racconto sul set e non semplicemente leggendo la sceneggiatura.”

Madre di quattro bambini, un lavoro precario e lontano da barista e un marito disoccupato, Eli, la protagonista, è una figura nuova del cinema italiano. Per quanto, infatti, assomigli a tante, tantissime donne coraggiose e determinate raccontate dai nostri film nell’ultimo mezzo secolo, è una persona che a dispetto di una vita difficile, mantiene salde le sue scelte e la sua energia. “Il risultato di questo film si è ottenuto grazie ad una grande intimità di racconto e ad una volontà di portare avanti insieme una narrazione emozionante e credibile.”

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Cosa ha reso così speciale la sua interpretazione?

Daniele Vicari è un grande regista di attori: sa bene quello che un interprete su un set deve conoscere e quanto mantenere di incoscienza. Sa quando un attore deve essere messo in difficoltà e quando deve essere trattato con dolcezza. E’ stato uno scambio molto importante. In più Eli è un personaggio molto ‘fisico’ e dinamico: il suo limite e il suo potere derivano dal suo corpo. Per questo motivo sia a noi che al pubblico viene chiesto di entrare nel racconto con il cuore e non con la testa.

Eli è una donna emblema della ‘sua’ generazione di trentenni che fanno figli spesso “contro” un mondo distratto se non ostile. In cosa si riconosce?

Nella passione e nella fatica: nel desiderio di andare avanti e seguire la propria idea di felicità e, al tempo stesso, di lavorare duramente per ottenerla. Ero molto stanca quando giravo questo Sole Cuore Amore, perché la sera andavo a teatro a recitare e la mattina ero sul set. Sentivo il desiderio di questa donna di farcela: non solo perché il bar per lei è una sorta di palcoscenico, ma per il suo districarsi in questa giunga di autobus, metropolitane, corse veloci pur di non fare tardi. Io faccio un lavoro meraviglioso e non paragonabile al suo sotto tanti punti di vista, ma mi interessava mostrare la felicità e l’orgoglio di questa donna e il fatto che questi personaggi non dovessero muovere a compassione o a pietà, bensì divertire lo spettatore e interessarlo con le loro vite semplici, dure, ma anche piene di ricchezze d’altro genere.

Eli è una donna da ammirare per quello che fa e come lo fa…

Si è conquistata la vita che voleva: i quattro figli li ha scelti, non le sono capitati. Si parla di libertà per le donne? Ebbene lasciatele libere di scegliere mettendole in condizione di conquistarsi la loro vita. Con i figli e con i mariti oppure da sole o con altre donne. Trovo una grande ipocrisia quando nei nostri confronti c’è un atteggiamento compassionevole. Dateci quello che è nostro e lasciateci fare in pace le nostre scelte.

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Ci vorrebbero più donne così nella vita e al cinema?

Senza dubbio: personalmente non mi posso lamentare, perché nella mia carriera ho avuto tanti bellissimi personaggi femminili.

Qual è il messaggio più intimo del film?

Mai perdere la grazia a dispetto di tutte le difficoltà continuare a destreggiarsi nella vita. Nonostante tutto.

Adesso la vediamo in televisione…

Sì, a novembre andrà in onda il Commissario Schiavone con Marco Giallini tratto dai romanzi di Antonio Manzini. Un’esperienza molto interessante che volevo fare a tutti i costi, perché sono un grande fan dei libri.

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In questi dieci anni cosa ha imparato?

Moltissime cose, ma – forse – la più importante è quella di volere lavorare sulla durata. Mi sembra un miracolo, ma i cavalli vanno giudicati a fine corsa. Spesso gli attori vengono consumati da innamoramenti momentanei e il rischio del “fattore meteora” è sempre dietro l’angolo.

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