Paul Walker: The show must go on

Paul Walker muore nel 2013, mentre sta girando Fast & FUrious 7: la decisione della Universal è di farlo rivivere per l'ultima volta al cinema. [Piero Cinelli]

Paul Walker: The show must go on
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10 Aprile 2015 - 09.51


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di Piero Cinelli

Il 30 novembre 2013 Paul Walker è morto in un incidente stradale a Valencia, nord di Los Angeles, assieme all’amico Roger Rodas che era alla guida della Porsche Carrera dell’attore. La macchina, secondo il rapporto della polizia, andava ad una velocità di circa 160 Km all’ora, e per cause sconosciute il guidatore ha perso il controllo della vettura, andando a sbattere contro un palo della luce e poi contro un albero, prima di essere avvolta dalle fiamme. Una morte per certi versi assurda, ma che lo ha legato, fino alla fine, al suo ruolo di pilota di corse clandestine nella saga di Fast & Furious, di cui stava girando il settimo episodio.

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Paul Walker entra nel limbo hollywoodiano delle star prematuramente scomparse, accanto a Heath Ledger, Philip Seymour Hoffman, John Belushi. Ma a differenza di questi la sua morte avviene durante la lavorazione del film, provocando inevitabilmente il fermo della produzione, oltre ad un vero e proprio shock degli altri interpreti, che impegnati in un franchise dedicato alle corse automobilistiche, si sono sentiti profondamente coinvolti. La Universal si è trovata di fronte ad una scelta molto impegnativa. Era scontato che a metà produzione il film sarebbe stato portato a termine. Ma come? Cosa fare del personaggio di Brian O’Connor, visto che mancavano ancora la metà delle scene?

Inizialmente si pensava di riscrivere e rigirare quasi completamente il film, e di far morire anche nella finzione il personaggio di Brian, interpretato da Walker. Poi uno scatto di orgoglio e la decisione di farlo vivere nella finzione fino alla fine, grazie alla Weta Digital di Peter Jackson, ed alla somiglianza dei due fratelli di Paul, Cody e Caleb. Non è stato esattamente un viatico di ‘riposa in pace’, ma forse anche Paul avrebbe deciso così. E’ comunque la legge dello show business, perché lo spettacolo non si deve fermare. Vedi anche quello che succede con la formula 1. Forse c’è ancora qualcuno che ricorda la gara sul circuito di Nürburgring nel 1976, quando la Ferrari di Niki Lauda si schiantò contro il guard rail e fu successivamente investita da due macchine, lasciando il pilota in condizioni disperate. La gara fu fermata per circa venti minuti, mentre Lauda veniva trasportato tra la vita e la morte in ospedale, poi la corsa riprese e fu vinta da James Hunt. La Ferrari in quella manciata di minuti aveva già contattato Chris Amon per sostituire Lauda alla seconda partenza. Qualcuno all’epoca parlò di sciacallaggio.

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C’è anche molto di peggio, vedi il video della morte per infarto di Mango sul palco di Policoro, trasmesso in tv e online con qualche qualche milione di visualizzazioni irrispettose e incivili. La morte che irrompe sulla scena scatena una forma morbosa di voyerismo. Forse perché invece di far scattare il segnale di pericolo accorcia la distanza tra realtà e finzione, nella sempre più labile linea di confine con il sogno.

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