'La mia Mariangela Melato, unica e così piena di grazia'

Renzo Arbore ricorda il suo grande amore in prossimità della serata-omaggio al Teatro Argentina (8 aprile) per il quinto anniversario della scomparsa di un'attrice unica e di una donna meravigliosa

Mariangela e Renzo

Mariangela e Renzo

GdS 3 aprile 2018

di Daniela Amenta
L'aggettivo che più ricorre quando Renzo Arbore la ricorda è 'straordinaria'. E straordinaria è stata Mariangela Melato, attrice di cinema e teatro, pittrice, donna di cultura senza mai dimenticare le sue origini umili. Un grandissimo talento che rivivrà in Mariangela!, una serata tributo al Teatro Argentina di Roma, domenica 8 aprile (ore 21) in occasione nel quinto anniversario della scomparsa dell'artista. Firmato da Fabrizio Corallo, Mariangela!  è un racconto per immagini, fortemente voluto da Arbore e da Anna Melato, realizzato da Rai Cultura e 3D Produzioni. Un appuntamento che si snoda in un filmato di 110 minuti che Rai Storia rimanderà in onda, nel mese di aprile, in versione integrale con le tre puntate condotte da Lella Costa. Ci sarà la Mariangela impegnata con Dario Fo, Luchino Visconti, Luca Ronconi e Giorgio Strehler; i suoi primi passi nel cinema fino alla consacrazione definitiva  negli anni '70 con la celebre trilogia di commedie di Lina Wertmuller interpretate con Giancarlo Giannini ("Mimì metallurgico ferito nell'onore", "Film d'amore e di anarchia" e "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto") e con una serie di film molto diversi ma firmati da autori importanti: Elio Petri, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Franco Brusati, Giuseppe Bertolucci e Luciano Salce. A raccontarci questa donna, sempre con una commozione vera, d'amore, è Renzo Arbore. Una vecchia intervista mai pubblicata e tuttavia così autenticamente attuale. 


Alda Merini disse che Mariangela era piena di grazia. E' così?
Assolutamente, era il suo tratto, il suo modo di essere, come se riuscisse a volteggiare sul mondo. Non conosceva grettezze, cadute di stile. Se me ne uscivo con qualche battuta troppo goliardica mi guardava di traverso, sbatteva gli occhi un po' dispiaciuta. Era incapace, Mariangela, di essere volgare. E lo dico anche rispetto al mondo del lavoro. Mai una parola fuori posto sui colleghi, nessun attaccamento al denaro che maneggiava con assoluta spensieratezza. Soprattutto senza alcun interesse a differenza di quanto accade nella realtà dello spettacolo dove troppi rapporti sono dettati dalle convenienze del business. Lei era meravigliosamente diversa.
Inevitabile innamorarsene.
Già. E poi aveva un talento straordinario. Unica e bellissima. Almeno per me. Sa, io ho sempre cercato idee, canzoni, programmi e amici fuori dal comune. E lei era proprio la donna ideale. Era 'altra' rispetto ai canoni, agli standard. Così milanese ma attraversata da uno swing magico, formidabile. Ballava come una nera, mi creda. Antonello Falqui la vide in pista e disse: 'Ma neanche a New Orleans si muovono così'. Era vero. Per esempio nel film Di che segno sei? Mariangela balla perfettamente il liscio con Adriano Celentano. Lui aveva la controfigura, ma lei no...
Cominciò a lavorare come vetrinista alla Rinascente per pagarsi gli studi di recitazione. A un certo punto incontrò anche la pittura.
Esatto. E quello del disegno fu una vera passione. Da ragazza frequentava il bar Jamaica che era una specie di cenacolo di artisti. Si era fatta un bellissimo autoritratto con un cappellino in testa. Lo regalò alla sua agente, Carol Levi, dopo aver girato La classe operaia va in Paradiso. Questo quadro, dopo una serie di vicissitudini, finì nelle mani di Marco Tullio Giordana. Che pur non essendo mio amico un giorno mi telefonò. Mi disse: 'Guardi Arbore, io ho un oggetto che le appartiene di diritto e che voglio consegnarle'. Ora è a casa mia, tra le cose più care che possiedo.
Una donna del Nord e un uomo del Sud, ma vi capivate al volo, pare.
Lei amava il Meridione, Napoli in particolare. Ne apprezzava i suoni, i colori, i sapori. Mi ricordo di un'estate magnifica, a Capri, con Mariangela che si commuoveva perfino ad ascoltare Mario Merola. Questo suo sentimentalismo fu colto anche da Eduardo che le propose di interpretare Filumena. 'Tanto anche se sei di Milano puoi farcela'. Così le disse. E non fu l'unico. I registi le chiedevano l'impossibile. E invece di ribellarsi lei stava a casa a provare, a studiare. Luca Ronconi pretese che desse voce a nove tipi diversi di canto di uccello. Una volta sul set con Monicelli, lei chiese: 'Mario, ma ora qui che devo fare? Che dice la mia parte'? E Monicelli: 'Ma che ne so Mariangela, inventa tu, fai tu, che tanto fai bene'. A differenza di me era rigorosa, puntigliosa. L'ho sempre ammirata, stimata molto. Era figlia di un vigile urbano, un 'ghisa', e di una sarta che aveva messo su una piccola casa di moda. Quanto aveva conquistato era solo merito dei suoi sacrifici, della sua disciplina. E del suo strabiliante talento.
Mariangela Melato ha portato in scena soprattutto grandi storie di donne. Elettra, Orestea, Medea.
Sì. E voglio ricordare che interpretò anche Tina Lagostena Bassi. Fu operaia, pasionaria, poliziotta. Un repertorio infinito perché dentro di lei c'erano mille sfumature. Era anche interessata al femminismo, frequentò per un periodo anche Governo Vecchio che era la sede del Movimento a Roma. Era una donna molto consapevole, che aveva chiari i suoi diritti.
E fu anche Raffaella Pavone Lanzetti con Giancarlo Gianni in 'Travolti da un insolito destino'...
Per quel personaggio si ispirò a Giancarla Rosi, la moglie di Franco, che era una sciura polemica, informatissima, molto divertente. Ovviamente Giancarla non lo seppe mai.
Chi è stato secondo lei  il  contraltare maschile di Mariangela?
Non ho dubbi: Gian Maria Volontè.
Come vorrebbe che l'Italia ricordassse Melato?
Il suo ultimo lavoro è andato in scena al Teatro Valle di Roma. Si intitolava Il dolore, è  un monologo durissimo, di un'ora e mezzo. Mi piacerebbe che quel teatro fosse dedicato a lei.


 


 


 


 


 


 


 


 

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