La denuncia di Moni Ovadia: "L’Italia non ha fatto i conti con il fascismo"

L’artista, in tour con “Il casellante” di Camilleri, parla di nazionalismo, dell’uso “perverso” del termine “popolo”, del comunismo: “Bisogna dirsi tutto. E che Mussolini era un criminale di guerra"

Moni Ovadia

Moni Ovadia

GdS 20 febbraio 2018

Stefano Miliani


Il fascismo ha rialzato la testa? Il razzismo ha preso piede? Risponde Moni Ovadia, autore, uomo di teatro, scrittore, musicista, irresistibile e divertentissimo quando narra storie della cultura yiddish. Ebreo nato in Bulgaria 72 anni fa, italiano, è uomo dichiaratamente di sinistra. Adesso è in tournée nel “Casellante” di Andrea Camilleri, ad aprile annuncia una versione musicale di “Liolà” da («non di») Luigi pirandello, poi tornerà con un nuovo spettacolo dal suo storico “Oylem Goylem” (qui il suo sito).


Ovadia, Berlusconi ha detto in tv, a Che tempo che fa da Fabio Fazio, che il fascismo non c’è, tutt’al più c’è qualche pazzo nient’altro che un pazzo come Luca Traini a Macerata. Come la vede?


L’ho visto. Berlusconi solletica i fascisti affinché lo votino. Ho sempre pensato che fosse un fesso ma il suo venir fuori mummificato dopo quanto ha fatto è veramente prodigioso. Gli altri sono nani, al suo confronto. Ha capito una parte rilevante di italiani che hanno un misto di infantilismo e opportunismo. C’è una tendenza alla vigliaccheria in questa parte di italiani e una disposizione al servilismo verso chi è potente che deriva dalla storia degli italiani mazziati da tanti signori. A istinto lui ha capito che credono alle balle. Dice che Traini è un pazzo e vede ovunque trinariciuti comunisti. Ma dove li vede? Siamo rimasti in tre o quattro. Il vero comunismo poi non lo ha visto nessuno.


Il fascismo ha rialzato su la testa?


La Germania ha fatto un processo di denazificazione. È stato lungo, faticoso, ma, anche se non completissimamente, ha fatto i conti con se stessa. E ci tiene. Ogni Giorno della memoria Angela Merkel dice “mi sento colpevole”. Lei non era neppure nata al tempo del nazismo ma capisce come per il suo paese sia importante riconoscere di aver avuto una classe dirigente criminale che ha trasformato la nazione tedesca in una nazione di carnefici. Uso il termine “nazione” perché nelle ferrovie, nella polizia, nell’amministrazione pubblica, negli ospedali, nelle università, nella burocrazia, nell’esercito tutti hanno collaborato. I tedeschi hanno capito, a differenza degli italiani, dei giapponesi, degli austriaci, che la peggior cosa che può succedere a una comunità è essere carnefice, essere assassina. Riconoscerlo è l’inizio di un cammino verso la redenzione e la dignità e infatti la Germania cammina a testa alta. Gli italiani si sono raccontati la storia degli “italiani brava gente”.


Non c’era, brava gente?


Certo. Sono nato in Bulgaria e sono cittadino italiano. I bulgari sono brava gente e dissero no ai nazisti. Anche i danesi dissero no ai nazisti. Un popolo di brava gente non lasciava cacciare bambini di sei anni dalle scuole con le leggi razziali del 1938, si sarebbe opposto, non avrebbe lasciato preparare lo sterminio degli ebrei. E poi tutti pensano solo alla Shoah. E il genocidio del generale Graziani in Cirenaica? Lo sterminio di massa del generale Badoglio che uccise 135mila civili etiopi in due giorni? E usò il gas, l’Italia fu unico paese a usarlo nella seconda mondiale. Mussolini era un criminale di guerra e un disonorato. Ha pugnalato alla schiena anche i suoi camerati ebrei, che c’erano, come il podestà di Ferrara. Ha avuto un’amante ebrea, Margherita Sarfatti. Si può essere più schifosi di così? Vigliacco fino in fondo. Nel 1945 mollò i fascisti ai partigiani e cercò di scappare. Questo sarebbe il nonno della signora Mussolini: aggredì la Francia quando era in ginocchio sotto l’occupazione nazista. Sperava di non pagare alcun dazio e mandò gli alpini a morire come mosche.


Oggi, l’Italia? Ci sono molti fascisti?


È rimasta piena zeppa di fascisti nei gangli fondamentali dello Stato, nei servizi di sicurezza, nell’esercito, nella politica. Questo è avvenuto anche perché nel dopoguerra gli americani si fidavano più dei fascisti perché il nuovo nemico era l’Unione Sovietica e hanno seminato il fascismo. Come hanno dimostrato i fatti al G8 a Genova nel 2001: per Amnesty International l’Italia lì era diventata come una dittatura fascista sudamericana. Da dove è venuta fuori? I prefetti che venivano dalla sinistra venivano cacciati via.


Perché questi rigurgiti si riaffacciano ora?


Il fascismo è l’esito estremo del nazionalismo: se prospera il fascismo salta fuori, è l’estrema ratio. Il nazionalismo è la più grande pestilenza dell’umanità. Il nazionalista è antisemita, odia le differenze, pensa il suo popolo ontologicamente innocente, i colpevoli sono gli altri, i diversi da lui. E contesto l’uso della parola “popolo”.


Perché?


È l’ipostatizzazione [“rappresentazione concreta di una realtà astratta o ideale", ndr dalla Treccani] romantica servita nelle mani peggiori farabutti. Lo diceva Samuel Johnson [letterato britannico del ‘700, ndr]: i popoli non esistono. Torniamo al discorso di prima: gli italiani sono un popolo quando vince la Nazionale. Una parte nella Seconda guerra mondiale preferì i criminali nazisti, un’altra no. Un italiano di sinistra oggi preferisce uno spagnolo di Podemos a un italiano di destra. L’uso del termine “popolo” come una cosa unica è perverso, dobbiamo liberarcene.


È anche colpa della sinistra che non ha ascoltato i ceti popolari?


La sinistra non ha capito una sega. Lo ha scritto su Repubblica Giorgio Ruffolo: la sinistra riformista sta fuori come un cane che aspetta un osso dalla bottega della desta liberista mentre quella estrema combatte un capitalismo morto 150 anni fa. La sinistra non ha capito il capitalismo, i nuovi media, ha mollato i territori perché non siamo “fichi”, non siamo un partito di massa, parliamo come nei buoni salotti internazionali. Come il comunismo è caduto il capitalismo ha mostrato sua vera faccia che punta solo al profitto e ha detto ai socialdemocratici: non servite più. I comunisti hanno riconosciuto la sconfitta, anche se male, ma Rifondazione Comunista non ha capito: non dovevano rifondare, dovevano fare rinascere e per rinascere devi accettare di morire. Hanno preferito sopravvivere residualmente senza un’analisi spietata della sconfitta. Il capitalismo ha vinto, noi siamo stati marcatamente sconfitti e dobbiamo riconoscerlo. Come è possibile che chi è vissuto nella sedicente società comunista dell’Est sia impazzita così per il capitalismo e per il consumismo? Doveva fare ben schifo, quella società. Solo che hanno creduto che capitalismo fosse il paradiso, e non lo è affatto. E allo stesso tempo dobbiamo riconoscere che in Unione Sovietica hanno prodotto cultura, scienza e una scolarizzazione folle: qua venivano come badanti delle laureate in ingegneria nucleare ma nessuno sa niente di storia sovietica. Io la conosco.


Il punto di conclusione?


È che va detto tutto, dobbiamo dirci tutto. Sugli italiani, sul comunismo, tutto.