Un 29 settembre che dura da cinquant'anni

La canzone di Battisti-Mogol portata al successo dall'Equipe 84 di Maurizio Vandelli sovvertì le regole della melodia all'italiana. Un pezzo straniante e bellissimo che Lucio cantò solo due anni dopo

L'Equipe 84

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Diego Minuti 28 settembre 2017

E nemmeno domani ci sottrarremo al rito che, ormai da cinquant'anni, accompagna gi amanti della musica. Svegliandosi ed accendendo la radio tutti avranno buone possibilità di sentire la meravigliosa voce di Maurizio Vandelli raccontarci che ''seduto in quel caffè'' il suo pensiero non era certo per la donna che amava. Cinquant'anni fa nasceva "29 settembre'', forse una delle canzoni più belle nate dalla collaborazione tra Lucio Battisti e Mogol. Bella per la sua costruzione, per il continuo mutare della melodia, per il testo che andava controcorrente raccontando la vita di tutti i giorni, in cui può anche accadere che si tradisca, mentre all'epoca andavano per la maggiore canzoni che celebravano l'amore eterno, tutte in rime baciate e farfalle nello stomaco.


Bella perché era bella e basta, perché raccontava una storia di vita ordinaria, di un uomo che è seduto al tavolino di un bar senza pensare a lei, quando incontra un'altra donna che lo colpisce perché ''all'improvviso lei sorrise'' travolgendolo con una passione che gli fa dimenticare tutto, ma non per sempre. Gli fa dimenicare tutto finchè resta tra le braccia di quella ragazza che con un sorriso lo ha portato via dalla realtà. Una realtà che torna ad appartenergli quando, svegliandosi, corre a telefonare alla sua donna (all'epoca bisognava andare all'apparecchio fisso, spesso avvitato al muro, sempre che il contitolare del duplex non stesse telefonando anche lui alla ragazza) per dirle che l'ama. Come sempre e più di prima.



Il brano, che solo due anni dopo Lucio Battisti volle cantare, ebbe un successo travolgente, forte anche del traino dell'interpretazione dell'Equipe 84 e del suo leader, Maurizio Vandelli, che anche oggi, a 73 anni, nei suoi concerti la canta con la delicatezza e la grande tecnica che lo hanno sempre contraddistinto.''29 settembre'' fu una canzone molto più avanti del suo tempo ed anche un piccolo accorgimento, frutto forse del genio di chi arrangiò il pezzo, la rese tale: la voce, in sottofondo, di un annunciatore che, per radio, diceva che quel giorno era il 29 settembre. La voce era di Riccardo Palladini, uno degli annunciatori della Rai, famoso oltre che per l'impeccabile dizione, anche per le grandi orecchie a sventola che ne furono quasi un marchio di fabbrica. E la sua voce, alla fine del brano tornava, per annunciare che un giorno era passato e che quindi il protagonista si ritrovava, appunto, il 30 settembre, a rimettere insieme i cocci della sua relazione, dopo essersi svegliato pensando non alla passione di poche ore, ma alla sua lei.