Il caso Firth scatena il Times: italiani, popolo di parrucchieri pettegoli

La giornalista Camilla Long, nel commentare la storia turbolenta dell'amante della moglie di Colin Firth, un italiano, fa un quadro dell'Italia non proprio lusinghiero.

Livia Giuggioli e Camilla Long

Livia Giuggioli e Camilla Long

GdS 12 marzo 2018

La storia di Colin Firth e della moglie Livia Giuggioli riempie da qualche giorno i tabloid europei e l’Italia ha un ruolo da protagonista: in breve, la moglie dall’attore premio Oscar per Il Discorso del Re, sembra abbia avuto una relazione con il giornalista italiano Marco Brancaccia. La storia è saltata fuori in seguito alla denuncia della signora Giuggioli proprio contro Brancaccia, accusato di stalking. Per difendersi, Brancaccia ha confessato la relazione e il presunto stalking sarebbe consistito in una mail con allegate delle foto provocanti della signora Giuggioli mandate a Colin Firth per informarlo della relazione, che a quanto pare era più che una semplice sbandata: Brancaccia infatti sostiene che la donna era pronta a lasciare l’attore per lui. 


Gossip da parrucchiere, senza dubbio, materia prima per l’opinionista del giornale inglese The Sunday Times Camilla Long, caratterizzata da uno stile pungente e, potremmo dire, acido. 


La Long non si è lasciata sfuggire l’occasione, nel raccontare la storia e prendere in giro i protagonisti, per deridere un (bel) po’ l’Italia e gli italiani, a suo dire “totalmente incapaci di mantenere un segreto” (la storia è venuta fuori a causa di una fuga di notizie da parte della polizia che indagava per l’accusa di stalking). La giornalista prende particolarmente in giro le forse dell’ordine, paragonandole a dei "parrucchieri pettegoli" e sostiene che nessun poliziotto italiano "ha mai preso sul serio" questioni legate a tradimenti coniugali nè ha mai saputo mantenere il riserbo al riguardo. "Un poliziotto italiano vede come suo dovere costituzionale - insiste la commentatrice britannica - riferire istantaneamente quanto più pubblicamente possibile”. Più avanti Camilla Long aggiunge che in Italia "non c'è politico, poliziotto o persino bibliotecario che non sia alle prese con infedeltà" coniugali.


La Long non si ferma qui, dipingendo un ritratto dell’italiano medio come il classico maschio cacciatore e facendo l’immancabile riferimento a Silvio Berlusconi (“una donna a seno nudo si è presentata al seggio elettorale e c’è da chiedersi se era una manifestante o una sua vecchia amica”) e ai commenti riservati da Sallusti ad Asia Argento dopo che l’attrice ha confessato lo stupro che ha subito da Weinstein (“l’Italia è il paese dove il direttore di un quotidiano di estrema destra ha detto ad Asia Argento che la vittima di stupro non era lei ma Weinstein per essere andata a letto con lei”).


Tutto verissimo, anche se si fa di tutta l’erba un fascio. Ma dato il tono ironico e polemico della giornalista, si potrebbe chiudere un occhio. Ma a qualcuno, l’articolo proprio non è piaciuto, e non un qualcuno qualsiasi: Raffaele Trombetta, ambasciatore italiano a Londra, ha definito l’articolo “un tentativo maldestro di ironia sull'Italia, basato su stereotipi da B movies". "Il nostro Paese - sottolinea Trombetta - è ben altra cosa e l'impegno delle nostre forze dell'ordine, che l'articolo offende con assoluta leggerezza e senza alcun motivo, ne è l'esempio migliore".


 

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