Hillary Clinton fu avvertita degli stupri di Weinstein; ma intascò lo stesso i suoi soldi

Sia nel 2008 che nel 2016 la candidata alla presidenza era stata messa in guardia. Ma non aveva detto nulla e accettato il suo finanziamento

Hillary Clinton e Weinstein

Hillary Clinton e Weinstein

GdS 6 dicembre 2017

Tanti sapevano ma anche lei: l'ex first lady e mancata presidente degli Stati Uniti, nonostante avesse preso più voti assoluti di Trump ma perso negli Stati chiave: nel 2008 e nel 2016 la campagna elettorale di Hillary Clinton fu avvertita da due donne influenti a Hollywood e nel mondo dei media che Harvey Weinstein era un molestatore. 
L'attrice di Girls, Lena Dunham, e prima di lei l'ex direttrice di Vanity Fair e del New Yorker, Tina Brown, avvisarono persone al seguito della candidata democratica che era meglio tagliare i ponti con il potente ex boss della Miramax, troppo spesso presenza fissa a banchetti raccogli fondi e altri eventi elettorali. Lo scorso marzo la Dunham, una sostenitrice della Clinton, mise in guardia la campagna sulla base di quanto appreso da colleghe: "Harvey è uno stupratore e a un certo punto verrà fuori", aveva avvisato l'attrice che il New York Times ha intervistato nell'ambito di un ampio servizio sulla "macchina del silenzio" di Weinstein.
L'avvertimento aveva fatto seguito quello della Brown nel 2008: "Il malcostume di Harvey sta aumentando, non sarebbe saggio associarsi troppo con lui", aveva detto la guru dei media che con Weinstein è stata associata nell'avventura della rivista online Talk. Non è chiaro se gli avvertimenti raccolti da persone della campagna elettorale abbiano mai raggiunto la candidata.
Dopo la sconfitta elettorale del 2016 la Clinton e Weinstein entrarono in discussione per un possibile documentario televisivo sulla campagna. Le trattative andarono avanti mesi ma sono finite su un binario morto quando sono emerse le accuse contro il produttore.