Solidarietà verso Weinstein, lo stupratore: insulti a chi lo ha denunciato

Il caso di Asia Argento è eclatante ma troppe donne che hanno avuto il coraggio di denunciare sono finite sulla gogna come le studentesse americane.

Asia Argento

Asia Argento

Claudia Sarritzu 12 ottobre 2017

"Solo in Italia vengo considerata colpevole del mio stupro perché non ne parlai quando avevo 21 anni ed ero terrorizzata. Sono delusa, triste".


Ed eccoci di nuovo. Una donna violentata che ha paura di denunciare perché era una ragazzina e lui, un uomo troppo potente e quasi intoccabile. Poi da adulta quella ragazzina insieme ad altre decine di vittime trova la forza di raccontare il male che ha subito, ma nei social si scatena la seconda violenza su di lei: si trasforma in colpevole


Conta parecchio chi è lo stupratore, conta se è nero, bianco, ricco, povero, immigrato o carabiniere. Conta meno chi è la vittima. Sarai creduta solo se il tuo aggressore fa parte di quella categoria di esseri umani che la società odia ed emargina, se è un ricco produttore o porta una divisa allora tu sei solo una troia che se l'è cercata. 


I protagonisti di oggi sono Asia Argento e Weinstein. L’attrice italiana è infatti tra le donne che ha denunciato la violenza sessuale subita dal produttore quando aveva 20 anni. Denuncia alla quale sono seguite quelle di diverse attrici di Hollywood, fra cui Angelina Jolie e Gwyneth Paltrow.


Leggere alcuni commenti di uomini e donne contro l’attrice e regista italiana mette la nausea. Sapete quale è la sua colpa? Aver parlato dello stupro solo oggi, e non 20 anni fa: «Allora avevo 21 anni ed ero terrorizzata», replica lei. Che tra l’altro in uno dei suoi Tweet scrive: «Fabrizio Lombardo mi portò nella stanza di Weinstein», riferendosi all’allora responsabile della Miramax Italia. Alla fine il tweet amaro di Asia: «Ho denunciato uno stupro e per questo vengo considerata una troia #inItalia @AsiaArgento».


Tra i vari commenti apparsi su Twitter, anche un botta e risposta fra Asia e Vladimir Luxuria: «#AsiaArgento avrebbe dovuto dire NO a #Weinstein come hanno fatto altre attrici, le donne devono denunciare, lo diceva lei ad Amore Criminale!». Poco dopo è arrivata la risposta dell’attrice: «Non posso credere che scrivi una cosa del genere. Evidentemente non sei mai stata violentata, non hai mai provato terrore e vergogna». Tra i tanti commenti irripetibili, molti anche di solidarietà.


La cultura dello stupro è accettata anche da chi non lo praticherebbe. Si ha sempre, sui social e spesso anche nei giornali, un linguaggio e un atteggiamento quasi di giustificazione nei confronti del violentatore. Lo stupro è usato come minaccia, augurio nei confronti di chi odiamo. E va detto, in egual misura da uomini e donne. Perché ribadisco: è un problema culturale.


L'Italia è questo, ancora oggi.