Hiplet, il nuovo multiculturalismo a passo di danza

Un genere che prende le mosse da danza classica e Street dance, per abbattere discriminazioni e rigide catalogazioni

hiplet

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GdS 4 settembre 2017


E’ arrivato ora anche da noi questo genere: l’Hiplet oramai è un fenomeno che prende piede sempre più velocemente, e che non sembra trovare limiti di nazionalità, origine o gusto.


L’Hiplet è un tipo di danza mista, nata dalla fusione di due mondi opposti: il primo del balletto e il secondo dell’Hip Hop.


Difficile pensare a due generi che abbiano una origine più distante: il balletto, infatti, nasce presso le coorti signorili dell’Italia del primo Rinascimento, mentre l'Hip Hop è una streep dance, che vede la luce nelle vie di New York anni ’70-’80. Le differenze si sono mantenute: di ambiente, di immagini, di spettatori. Il balletto è rimasto ‘arte’, mentre l’hip hop viene pensato alla stregua di ‘danza sportiva’.


Eppure, ora la danza classica e l’hip hop si ballano insieme: l’Hiplet costringe i ballerini sulle punte, ma al passo di una musica decisamente più ‘cattiva’ ed esuberante.


La preparazione atletica è fondamentale: tenersi sulle punte per buona parte della performance richiede un lungo allenamento classico: e certamente, le performance di Street Art richiedono anch’esse una prestanza fisica notevole.


L’Hiplet è stato inventato nel 2008, ma ha ottenuto riconoscimento come forma autonoma di ‘danza’ solo l’anno scorso. L’inventore del genere, Homer Hans Bryant, voleva creare qualcosa che abbattesse gli stereotipi secondo cui una ‘ballerina’ nera è sempre una ballerina di street dance, e viceversa: una unione di classico e non, bizzarramente riuscita.