God's Problem Child, il ritorno di Willie Nelson è di una bellezza commovente

Il nuovo disco, il 62esimo per l'artista, è in uscita dal 28 aprile: nonostante l'età.,  Willie Nelson è in una forma smagliante

Willie Nelson

Willie Nelson

Vincenzo Esposito 23 aprile 2017

Il nuovo disco di Willie Nelson, dal titolo God’s Problem Child, esce il 28 aprile. Dopo averlo ascoltato per intero in anteprima streaming, possiamo dire subito, senza giri di parole, che è di una bellezza commovente. Questo sessantaduesimo lavoro in studio dimostra che il “fuorilegge del country”, nonostante l’età, è ancora in forma smagliante: il timbro della sua voce non ha perso quasi niente dei colori e delle fascinose declinazioni western che l’hanno reso inconfondibile. Nelson non si risparmia in questa sua ennesima raccolta di canzoni inedite, si guarda allo specchio con malinconia, si esamina con ironia, dialoga con afflato poetico con i fantasmi di amori e amici che non ci sono più, e si definisce senza mezzi termini un “old timer”: «Pensi di essere ancora un giovane cowboy, ma poi ti guardi allo specchio e ti accorgi di essere solo un uomo di altri tempi».


Dall’alto della sua saggezza, questo “figlio problematico di Dio” sa, però, anche raccontarci l’alba dell’era Trump e l’America di oggi col disincanto di chi ne ha viste tante e sa che pure questo presidente “new timer” passerà. E così, nel suo nuovo album, trova posto una canzone politica che esprime sinteticamente il suo pensiero liberal, Delete and Fast Forward, nella quale canta: «Cancella e procedi velocemente, amico mio. Le elezioni sono finite e non ha vinto nessuno, ma non preoccuparti troppo, tornerai a esultare. Abbiamo avuto la possibilità di essere splendidi e l’abbiamo bruciata di nuovo. E allora, cancella e procedi velocemente». Va ricordato che Nelson era stato uno dei pochi artisti americani a esporsi e appoggiare il candidato Bernie Sanders alle elezioni primarie dei Democratici. Con lui, fin da quando si sono incontrati la prima volta nel 2006, condivide un forte interesse per i temi riguardanti l’ambiente, l’ecologia.   


Quella di Willie Nelson è una lunga storia (la sua autobiografia, ancora inedita in Italia, s’intitola proprio così: It’s a Long Story), durante la quale il cantautore del Texas ha ampliato come pochi altri l’orizzonte della popular music americana: allontanandosi, negli anni Settanta, dal rigido conservatorismo di Nashville; lasciando entrare nella sua musica tradizioni e generi diversi; e contribuendo a rendere il country una versione adulta del blues.


Anche in questo disco, infatti, Nelson percorre le vaste praterie dei suoni della sua terra, alternando blues, country e ballate romantiche. God’s Problem Child si apre con un up-tempo entusiasmante, Little House on the Hill, un brano scritto da Lyndel Rhodes, la madre (novantaduenne!) di Buddy Cannon, il produttore che da anni collabora con Nelson. Subito dopo, Old Timer imposta la domanda principale alla quale l’intero album cerca di fornire risposte, cioè: come può adattarsi un old timer ai nuovi tempi? Si tratta di una piano-driven ballad con una narrazione verticale, introspettiva, e un panorama sonoro arricchito dall’armonica di Mickey Raphael e da una steel guitar che suona note malinconiche in lontananza. I contenuti politici di Delete and Fast Forward (di cui abbiamo già detto), invece, sono inseriti in una forma dal ritmo sincopato, cesellata da accordi offbeat e da un’armonica blues. A Woman’s Love, il primo singolo che Nelson aveva lanciato nel giorno di San Valentino, è una toccante ballata romantica in scala minore in linea con i canoni della canzone melodica. Still Not Dead, al contrario, è uno di quei trascinanti rockabilly-western cui Nelson ricorre, talvolta, quando vuole mettere in mostra la sua vena ironica. Qui si diverte a prendere in giro i fabbricanti di notizie false dell’era digitale che hanno annunciato più volte la sua morte in questi ultimi anni. Sia nella forma sia nei contenuti ricorda un suo vecchio pezzo dal titolo esilarante e appropriato per un consumatore abituale di marijuana come lui: Roll Me Up and Smoke Me When I Die. E se nel brano del 2012 contenuto nell’album Heroes, con un po’ di umorismo nero, invitava i posteri ad “arrotolarlo in una canna e fumarselo dopo la morte”, adesso cerca di esorcizzare il momento del trapasso con sarcasmo: «Internet ha detto che sono morto, ma stamattina mi sono svegliato che non lo ero ancora. Il giardiniere non mi ha trovato stecchito. Non si può credere a niente di quello che dicono. Mi sono svegliato che non sono ancora morto oggi».


Insomma, Nelson, che il 29 aprile compirà 84 anni, sa come sfuggire alla pericolosa tentazione di fare un bilancio tutto nostalgico della sua vita. Sa bene di essere stato, e di essere ancora, un God’s Problem Child: il brano che dà il titolo all’album è un blues profondo e penetrante, che si avvale della partecipazione di Leon Russell in una delle sue ultime interpretazioni vocali. Sa di essere un uomo che di errori ne ha commessi tanti (I Made a Mistake), ma non dimentica i valori della vita - l’amore, l’amicizia -, e quelli della popular music, che in fondo sono racchiusi proprio in quei «blue collar blues for working men» di cui parla l’ultimo pezzo. La chiusura del disco è affidata a He Won’t Ever Be Gone, canzone incantevole dedicata a Merle Haggard, un altro “ragazzo problematico” del country, scomparso lo scorso anno. Qui, in pochi versi, è racchiuso il senso ultimo di questo capolavoro senile: «Eravamo amici fin dall’inizio, abbiamo condiviso i bei tempi, la musica ci ha reso fratelli fino alla fine».